Disturbo Ossessivo-Compulsivo

"Perché si possa parlare di Disturbo Ossessivo-Compulsivo è necessario che ossessioni e compulsioni abbiano caratteristiche specifiche"

Disturbo Ossessivo-Compulsivo

E’ esperienza comune quella di avere pensieri che ci girano in testa senza che riusciamo ad allontanarli. Spesso questi pensieri ruotano intorno a qualche problema che sentiamo di dover risolvere e continuiamo a pensarci nel tentativo di trovare una soluzione, oppure siamo preoccupati per qualcosa e la nostra mente è così concentrata su questo da toglierci anche il sonno.
Questa attività mentale ci procura un senso di disagio o di vera e propria ansia. Talvolta capita che la nostra mente sia attraversata da pensieri il cui contenuto ci appare un po’ bizzarro, non strettamente legato ad eventi ed esperienze del quotidiano, ma li lasciamo correre via, non dedichiamo loro attenzione. Altra esperienza comune è quella di avere dei dubbi che ci portano a fare delle azioni, dei gesti che in qualche modo riconosciamo come superflui. Ad esempio, controllare più volte il rubinetto del gas prima di uscire di casa colto dal dubbio di averlo fatto o no, oppure insistere in un’operazione di igiene dopo aver magari toccato qualcosa di sporco. Tutte queste manifestazioni ossessive o ritualistiche sono in realtà assolutamente normali, non patologiche. Perché si possa parlare di Disturbo Ossessivo-Compulsivo, quindi di un quadro che richiede un’attenzione particolare per il disagio di cui soffre la persona e che necessita di un intervento specialistico, è necessario che ossessioni e compulsioni abbiano caratteristiche specifiche.

Le principali caratteristiche del disturbo:
- Ossessioni: pensieri, impulsi, immagini ricorrenti e persistenti, intrusivi o inappropriati, non collegati a problemi della vita reale. La persona tenta di sopprimerli o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni.
- Compulsioni: comportamenti ripetitivi o azioni mentali (come contare, ripetere mentalmente delle parole) che la persona si sente in obbligo di attuare per neutralizzare un’ossessione o prevenire il disagio o eventuali eventi temuti.

Le manifestazioni specifiche possono variare da persona a persona, qualcuno è terrorizzato dal pensiero di contaminazione e passa ore a lavarsi le mani, con conseguenti talvolta gravi dermatiti, altri non riescono più a guidare l’auto perché sono assaliti dal dubbio di aver investito qualcuno e devono fermarsi, tornare indietro, percorrere e ripercorrere lo stesso tratto di strada, altri ancora devono controllare talmente tante volte il loro lavoro per paura di aver commesso degli errori da non riuscire a procedere.
Ossessioni e compulsioni occupano la persona che ne soffre per più di un’ora al giorno; molti vedono la loro vita personale, lavorativa, sociale, completamente alterata dal tempo che devono occupare per i rituali e dalla sofferenza che li accompagna. Spesso la conseguenza è uno stato depressivo. Quello che accomuna le diverse forme sono alcune idee e convinzioni che chi soffre di questo disturbo ha. In particolare la convinzione che se appare nella mente un certo pensiero, ad esempio potrei aver investito quel pedone che attraversava la strada, nonostante nulla faccia presumere che possa essersi verificato questo evento anche perché l’auto era ferma, la persona è convinta che deve fare qualcosa per scongiurare che ciò non sia accaduto, altrimenti si macchia di una grave responsabilità.

Se il disturbo si presenta inizialmente in forme lievi e forse ritenute non significative da chi ne soffre, è necessario dire però che col tempo la sua gravità tende ad aumentare e solo in rari casi si osserva una sua spontanea remissione. E’ necessario quindi rivolgersi a specialisti che possano affrontare un percorso di cura farmacologico e di psicoterapia. Linee guida internazionali, a seguito di ricerche sull’efficacia di interventi psicoterapeutici, identificano nella terapia cognitivo-comportamentale, ed in particolare in alcune sue tecniche, il trattamento d’elezione per questo disturbo.